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I Giuristi per la vita e la libertà di parola

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Dibattito o monologo? Mercoledì 4 Febbraio 2015, alle ore 19.30 si è tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Valenzano l’incontro organizzato dalle associazioni Giuristi per la vita, Azione Cattolica e La manif pour tout intitolato “A scuola i nostri figli sono un gender o una persona?“. Più che una “conferenza dibattito”, così come era stato pubblicizzato, si è trattato di una lezione frontale tenuta dall’avvocato Gianfranco Amato – presidente nazionale della associazione Giuristi per la vita – che ha esposto le sue argomentazioni per la quasi totalità del tempo. L’unica voce “in direzione contraria” giunta dal pubblico presente, infatti, è stata bruscamente stoppata dal relatore perché ritenuta troppo frettolosamente fuori contesto.

Chi sono i Giuristi per la vita? L’associazione, nata a Roma il 12 Gennaio 2013, dichiara nel suo statuto di “promuovere, difendere e tutelare il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, come fondamento di tutti gli altri diritti. Ai fini del perseguimento delle finalità associative, nel concetto di vita viene ricompresa la struttura naturale della famiglia, intesa come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, il diritto dei genitori ad educare i propri figli, e la libertà di professare pubblicamente la propria fede religiosa”.

Il DDL Scalfarotto. L’associazione Giuristi per la vita sta tenendo numerosi incontri per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle possibili derive liberticide che potrebbe avere l’approvazione del DDL Scalfarotto, la Legge contro l’omofobia e la transfobia attualmente in attesa di approvazione al Senato. Secondo l’associazione una maggiore tutela per gli omosessuali non è necessaria, poiché la Costituzione e la legge tutela già le differenze di genere, razza e religione

Inoltre, come ribadito nel corso dell’incontro dallo stesso Gianfranco Amato, la legge non prevederebbe una  definizione esaustiva del reato di omofobia e transfobia. Il rischio, secondo l’associazione, è che le aggravanti di pena previste per chi si macchia di violenza o discriminazione ai danni di un omosessuale o di un transgender vengano applicate sulla scorta di decisioni arbitrarie.

Non si è parlato solo del DDL Scalfarotto. Il monologo del relatore ha toccato temi piuttosto delicati: l’educazione sessuale nelle scuole, la fecondazione eterologa, sino all’adozione per le coppie omosessuali.

La posizione del circolo L’ARCIpelago. Ciò che ha spinto il circolo ARCI L’ARCIpelago ad inviare una lettera al Sindaco è stato, in primo luogo, la scelta del luogo ed il patrocinio concesso dal Comune all’iniziativa. L’aula consiliare, infatti, dovrebbe rappresentare il luogo laico di confronto per eccellenza all’interno di una comunità cittadina.

Assistere all’incontro pubblico ha confermato le sensazioni iniziali. La totale assenza di contraddittorio e la mancata presenza di figure specializzate per sostenere le posizioni esposte da Gianfranco Amato – educatiori e psicologi – ha reso la trattazione del tema sterile e schiacciata su un un’unica posizione.

Esemplare in questo senso il trattamento riservato al ragazzo presente in sala che ha raccontato la sua esperienza diretta – atti di bullismo subiti durante l’adolescenza – e sollecitato una riflessione più profonda sul ruolo dell’educazione a scuola e sul concetto di omofobia. Al ragazzo non è stato concesso di parlare al microfono e, sebbene l’intervento fosse denso di spunti pertinenti, non è stato accolto come occasione di confronto ma come divagazione dal tema centrale.

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