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Egidia Beretta, emozioni e parole

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Anche la lingua italiana non riesce a trovare una parola per descrivere l’indicibile dolore della perdita di un figlio. Nel sentito intervento di Luca Basso, presidente del comitato territoriale ARCI Bari e Bat, c’è il sunto di una serata emozionante e partecipata: protagonisti assoluti Egidia Beretta e suo figlio, Vittorio Arrigoni, vittima di un gioco forse troppo grande anche per le sue forti spalle e penna precisa e pungente, una lama di coltello in grado di sezionare la quotidiana tragedia della Striscia di Gaza e renderla così com’è, cruda, dura, sporca di sangue e lacrime.

C’è il Vittorio figlio, l’attivista e lo scrittore. C’è il Vittorio che freme per tornare in Palestina, dove sente di dover stare per provare a riequilibrare le sorti di una barbarie, quella israeliana, tanto consapevole quanto silenziosa, invisibile agli sguardi occidentali. C’è il Vittorio che fa di necessità virtù, e rispolvera le sue innate doti narrative per raccontare sulle pagine del Manifesto ciò che vedono i suoi occhi, gli unici occhi stranieri presenti a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso (2008-2009).

C’è Egidia, l’eco lontano delle parole di Vittorio, che continua a macinare chilometri su e giù per l’Italia per raccontare il viaggio del figlio verso la libertà di un popolo, quello palestinese, che è anche libertà personale, desiderio di abbandonarsi ad un sogno in cui tutto vive in perfetto equilibrio.

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