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archivio - 8 giugno 2006Votiamo NO al referendum confermativo della riforma costituzionale
Il 25 e 26 giugno saremo
chiamati alle urne per il referendum confermativo delle modifiche
costituzionali approvate dal Parlamento nella scorsa legislatura. L’Arci
invita i cittadini a votare NO per bocciare una riforma indecente che la
destra ha voluto imporre a colpi di maggioranza, senza cercare il consenso
più ampio che la rilevanza della materia avrebbe richiesto. Quella riforma stravolge i
principi della Costituzione repubblicana e gli equilibri della nostra
democrazia, mette in discussione l’efficienza delle istituzioni e i valori
di fondo della convivenza nazionale. Stravolge il sistema istituzionale
fondato sulla rappresentanza parlamentare trasformandolo nel governo
personale di un premier eletto direttamente dal popolo, che può chiedere lo
scioglimento delle camere, nominare e revocare ministri senza sottoporsi
alla fiducia del Parlamento: un primo ministro con poteri paragonabili
addirittura a quelli di Mussolini nel 1925. Quella riforma riduce la
consistenza numerica e le competenze del Parlamento, indebolisce il ruolo di
garanzia del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale,
aumenta il controllo politico sulla magistratura. Tutto ciò avvalora una
concezione plebiscitaria della democrazia, in cui i cittadini sono solo
spettatori delle decisioni assunte e la sovranità popolare si esaurisce
nell’esercizio del voto che ogni cinque anni conferisce ad una sola
persona il mandato irrevocabile a governare, una delega in bianco svincolata
da ogni controllo. Quella riforma rappresenta
lo sfascio dell’unità del paese: lasciando alle Regioni competenze
esclusive su materie essenziali, come la scuola e la sanità, frantuma
l'unità dei grandi sistemi nazionali, rinnega il principio
dell’universalità dei diritti e aggrava le disparità fra le varie parti
del Paese, e penalizza ulteriormente il Sud. Quella riforma colpisce a
morte la coesione della comunità nazionale proponendo una società che
antepone gli interessi individuali al bene comune. Rappresenta la
demolizione di un sistema paese già indebolito dalla messa in discussione
dei diritti del lavoro, dell’istruzione pubblica, del pluralismo
dell’informazione, dell’autonomia della magistratura, dell’equità
fiscale, del principio del ripudio della guerra. La nostra Costituzione è frutto del patto che unì le forze migliori del paese all’indomani della tragedia della guerra, ha contribuito a formare l’identità del Paese, lo ha guidato nei momenti difficili, ha coltivato una democrazia caratterizzata dal pluralismo, dalla ricchezza della rappresentanza sociale, della partecipazione popolare, dalla cultura diffusa del bene pubblico. E’ un patrimonio che dobbiamo difendere gelosamente. Deve essere – per tutti - la base indiscutibile da cui partire per stringere un nuovo patto di cittadinanza che sappia guardare alle modificazioni dell’oggi ed affrontare le sfide del futuro.
Per questo voteremo No il 25 e 26 giugno.
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