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archivio - 23 giu 2004"Cercava la verità sporcandosi le mani". Addio a Tom cantando i Rolling Stonesdi Eduardo Di Blasi, da l'Unità
Arrigo Donati, partigiano, piange.
Dovrebbe portare a termine il suo ricordo di Tom Benetollo, ma davanti a
quella bara di legno chiaro coperta dalla bandiere dell'Arci e da quella
della pace, non ce la fa. La voce si rompe, gli resta in gola, poi continua.
Ricorda quella semplicità disarmante, il rispetto per gli altri. Lo
ringrazia, per l'ultima volta. Alle undici di mattina su via dei Monti di
Pietralata non si può passare. I manifesti stampati dall'Arci
artigianalmente e appesi ai muri esterni dei palazzi vicini, hanno chiesto
ai cittadini di non parcheggiare le auto in quel pezzo di via vicino la
stazione Tiburtina per questa mattina: oggi, al civico 16, sede
dell'associazione, la sinistra italiana tutta, è venuta a rendere omaggio
alla salma di Tom Benetollo, presidente dell'Arci, «il vecchio». Volti e voci. Sotto un sole battente, in un luogo troppo piccolo per ricordare una persona con tanti amici, sono accorsi Piero Fassino e Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Luciano Violante e Fausto Bertinotti. Ci sono Ingrao e Berlinguer, Occhetto e Di Pietro, Mussi e Grillini, Epifani e Cofferati, Gloria Buffo, Pancho Pardi e Flores D'Arcais, Cento e Bordon, Moni Ovadia. Pietro Folena, il viso rosso dalla sofferenza, piange a dirotto mentre abbraccia questo o quell'amico e ricorda. Titti De Simone si stringe a Niki Vendola, la Melandri abbraccia Alba Sasso. Ci sono Giuliano ed Heidi Giuliani, Chicco Testa, Rosy Bindi, Rosa Russo Jervolino, Dominici. Bernocchi dei Cobas cammina nervoso. Ermete Realacci si porta avanti con gli occhi gonfi. Gino Strada si aggira con lo sguardo torvo di chi ha subito un torto ma vuol tenerselo per sè. La lunga via. A ricordare l'impegno politico del «compagno Tom» ci pensa Nuccio Iovene, senatore Ds, da sempre vicino all'Arci (di cui è stato anche presidente). Ne ricorda l'adolescenza a Padova, città «crocevia degli opposti estremismi», gli anni Sessanta e l'ammirazione verso il movimento americano per la pace (coerenza di una vita: dietro il feretro un'enorme bandiera con lo slogan «Con i pacifisti americani contro la guerra») che lo porterà a prendere il cammino della «non violenza» e del dialogo con tutti («Era uno che sapeva aspettare i tempi degli altri», sottolineerà poi un nipote). Ricorda l'impegno nella Jugoslavia che veniva giù, le mille iniziative da Villa Literno alla Palestina, dall'Iraq al G8 di Genova. L'idea, ultima, di scegliere un giorno dell'anno e volantinare poesie. Troppe, le iniziative, per tenerle insieme, quelle contro il nucleare a Comiso, contro i missili puntati su Mosca e i missili in generale. Ricorda quel suo volersi definire «un berlingueriano», quella morte che l'ha trovato mentre questo «artigiano della politica» che lavora con cura ogni suo pezzo, era al lavoro, come sempre. Trova anche il tempo per leggere una poesia di Giorgio Caproni, «Congedo del viaggiatore cerimonioso», che commuove e fa riconoscere tutti. I nipoti ricordano Tom come un'icona di libertà. «Lo zio Tom era come il vento. Arrivava spesso imprevisto, ti scombussolava, ma tanto sapevi che prima o poi sarebbe andato via. Lo ricordo, addormentato e russante, con i piedi che uscivano dal letto, sempre troppo piccolo per contenerne la mole». E l'altro: «Eri lo zio di Tex e Ken Parker, delle Lucky Strike e degli lp a natale, di Bob Dylan e dei Rolling Stones». Don Luigi Ciotti, un pugno tra il mento e la bocca pensa alla mamma,
Italia, figlia di quel Veneto cattolico che si ritrovò con questo figlio
laico: «La laicità di Tom ricorda proprio che Gesù frega tutti». Tom non
era uno che aveva in pugno la verità, che la leggeva in qualche precetto,
era uno che «si sporca le mani per la ricerca della verità». Ed è in
questo, nel vedere le mille persone che sono venute a salutarlo, che sta la
sua vittoria. Applauso tra le lacrime. Alla fine da religioso a laico, da amico e fratello, Don Luigi gli fa dono della sua stola sacerdotale, autografata da lui e da don Tonio Dall'Olio di Pax Christi: «Gli piacevano i colori. Ricordavano la bandiera della pace, quella che ci ha unito». Poi il silenzio, l'applauso tra le lacrime, la musica dei Rolling Stones. «Chiedo congedo a voi, senza potervi nascondere, lieve, una costernazione. Era così bello parlare insieme, seduti di fronte: così bello confondere i volti (fumare, scambiandoci le sigarette), e tutto quel raccontare di noi (quell'inventare facile, nel dire agli altri), fino a poter confessare quanto, anche messi alle strette, mai avremmo osato un istante (per sbaglio) confidare». (G.Caproni, «Congedo del viaggiatore cerimonioso»).
scarica lo speciale di Arcireport dedicato alla scomparsa di Tom Benetollo
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