archivio - 15 giugno 2004
Nel nome dei diritti umani l'Italia
dice NO alla politica di BushAppello
della Tavola della Pace
La visita in Italia del presidente Bush, alla vigilia delle elezioni europee
e amministrative del 12 e 13 giugno, è destinata a dividere gli italiani in
un momento particolarmente delicato della vita democratica del nostro paese.
Per questo il governo Berlusconi che l’ha invitato si è assunto una grave
responsabilità politica.
Creare un clima di tensione e di contrapposizione ideologica alla vigilia
delle elezioni fa male all’Italia e agli italiani, all’Europa e agli
europei.
Da tempo il governo italiano ha rinunciato a promuovere una politica di pace
mettendo il nostro paese in balìa della politica unilaterale e alle guerre
di Bush ed esponendolo a gravi rischi. Per questo non possiamo restare in
silenzio.
La nostra profonda gratitudine all’America che sessanta anni fa contribuì
alla liberazione del nostro paese dal nazifascismo è rimasta intatta nel
tempo.
Tuttavia non possiamo accettare che questo fatto storico e i sentimenti di
gratitudine del popolo italiano verso gli Stati Uniti possano essere usati
per coprire gli orrori della guerra e le responsabilità di chi ha trascinato
il mondo in una drammatica spirale di guerre e terrorismo, ha indebolito la
democrazia, ha colpito l’Onu e stracciato la sua Carta, ha violato i diritti
umani e il diritto internazionale che un tempo, grazie al Presidente F. D.
Roosevelt e a sua moglie Eleonora, aveva contribuito a creare.
Strumentalizzare il giusto moto di riconoscenza agli Stati Uniti per la
liberazione dell’Italia nel tentativo di attenuare la profonda indignazione
popolare per la politica esercitata dall’attuale amministrazione americana è
un fatto grave e inaccettabile.
Il nostro no a Bush e alla sua inopportuna visita è anche un sì ad
un’alleanza rafforzata e rinnovata con l’America pacifica, responsabile e
solidale che abbiamo imparato a conoscere.
Ci sentiamo solidali con quella grande parte della società civile americana
ferita dalle politiche interne e internazionali di questa amministrazione,
duramente colpita dai tagli alle politiche sociali, allarmata per il
crescente antiamericanismo che si diffonde nel mondo.
Ci sentiamo impegnati a costruire insieme a loro nuovi piani di cooperazione
per rispondere alle responsabilità globali che ci appartengono, per
promuovere i diritti umani e la democrazia, per sradicare la miseria e la
guerra, per rafforzare e democratizzare l’Onu e le istituzioni
internazionali che possono contribuire a rendere il mondo più giusto e
sicuro per tutti.
La visita del presidente George Bush sia l’occasione per fare, tutti
insieme, una riflessione sul mondo che ci circonda, sulla pace, sui diritti
umani, sulla democrazia, sulla giustizia sociale e sul nostro ruolo di
cittadini italiani, di cittadini europei e di cittadini del mondo.
Invitiamo tutti coloro che possono a dare vita, in ogni parte d’Italia, ad
incontri, veglie, dibattiti, fiaccolate e manifestazioni il 3 giugno alla
vigilia della visita del presidente Bush.
Invitiamo tutti, cittadini e istituzioni, ad esporre dal 2 al 4 giugno la
bandiera della pace dalle finestre delle case, delle scuole, dei luoghi di
lavoro, dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni.
Parliamo al presidente Bush con gesti e impegni concreti di pace e di
nonviolenza.
Costruiamo insieme un’Italia e un’Europa di pace: solidale, nonviolenta,
democratica e federalista.
L’Italia e l’Europa hanno disperato bisogno di persone impegnate a “fare
pace”. Alle elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno votiamo
persone decise a mettere la pace al centro della politica, capaci di
prendersi cura dei problemi del mondo prima che possano travolgere anche
noi. La scelta è nelle nostre mani.
Tavola della pace
31 maggio 2004
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