arcivalenzano.itcircolo ARCI di Valenzano - Bari |
|
|
home - chi siamo - circolo artisti - archivio - valenzano - l'arci |
|
archivio - 28 febbraio 2004Appello: "20 marzo in piazza per la Pace in Iraq e nel mondo"
IL PROSSIMO 20 MARZO, ad un anno dall'inizio della guerra
in Iraq, risponderemo all'appello del movimento per la pace degli Stati
Uniti, rilanciato daI Forum Sociale Europeo di Parigi e dal Forum Sociale
Mondiale di Mumbai, che chiedono di tornare a riempire le strade di tutto
il mondo per fermare la guerra e l'occupazione. Torneremo in piazza, a
Roma, dopo aver attraversato l'Italia, con Carovane di pace dal sud e dal
nord mentre altre carovane si recheranno in medio oriente chiedendo pace e
giustizia.
UN ANNO FA una coalizione di Stati guidata dagli Usa decise
di utilizzare tutta la sua potenza per muovere guerra all'Iraq. Lo ha
fatto contro il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sfidando il diritto
internazionale e contro la volontà della grande maggioranza dei popoli del
pianeta. Lo ha fatto, sapendo di mentire, dichiarando che l'Iraq possedeva
armi terribili e che era pronta ad usarle e dichiarando legami tra l'Iraq
e il terribile attentato alle Torri gemelle. Lo ha fatto dichiarando che
avrebbe portato pace e democrazia per il popolo iracheno e in tutto il
Medio Oriente. Lo ha fatto teorizzando, con la "guerra preventiva", il
diritto di imporre la propria volontà e la difesa dei propri interessi, in
qualunque luogo della terra. Questa guerra è già costata decine di
migliaia di vittime civili e militari irachene, più di 500 vittime - tra
cui 19 soldati italiani caduti a Nassiriya - tra le truppe di occupazione,
ha comportato distruzioni immani e devastazioni ambientali, ha bruciato
miliardi di dollari. Le armi non si sono trovate. Gli attentati contro
civili inermi si sono susseguiti in molte parti del mondo. Pace e
democrazia non sono arrivate né in Iraq né in Medio Oriente.
AD UN ANNO DI DISTANZA in Iraq la guerra continua a mietere
vittime. La situazione umanitaria in Iraq continua ad essere terribile
mentre crescono pericoli di scontro interno e minacce di balcanizzazione.
Alla dittatura di Saddam Hussein si è sostituita una occupazione militare
che trova crescenti resistenze, in diverse forme, da parte della
popolazione. Invece di organizzare libere elezioni si nominano governi
dall'alto, si privatizzano le ricchezze irachene e si abolisce il codice
di famiglia facendo arretrare lo status delle donne. La ricostruzione non
è nemmeno iniziata e già è una torta da spartire con i paesi "amici". A un
anno di distanza in Medio Oriente la pace è più lontana che mai. In
Palestina l'occupazione prosegue brutalmente, mietendo migliaia di vittime
e rischia di diventare irreversibile con la costruzione del Muro. In
Israele si susseguono attentati contro civili inermi, cresce l'
insicurezza e la crisi economica. Il governo Sharon, applica la dottrina
della guerra permanente, negando qualsiasi prospettiva negoziale e
imponendo il terreno dello scontro militare. Il Muro è una vergogna che
calpesta il diritto internazionale, segrega un popolo intero, espropria
altra terra, nega la possibilità di convivenza pacifica fondata sul
principio di "due popoli due stati" e sulle risoluzioni dell'Onu che sono
alla base di diverse iniziative di pace delle società civili palestinese e
israeliana. Ad un anno di distanza il mondo è un luogo meno sicuro e più
ingiusto. La dottrina della guerra "preventiva" ci minaccia tutti.
Minaccia di guerra altri paesi e legittima le guerre e le occupazioni
militari, dall'Iraq alla Palestina, all'Afganistan e alla Cecenia. Spinge
al riarmo e alla militarizzazione e minaccia la democrazia in tutto il
pianeta, dai paesi ricchi a quelli poveri. Rafforza, nel nord e nel sud
del mondo, le culture che predicano lo "scontro di civiltà", le guerre di
religione, i tanti integralismi impegnati a distruggere i valori e le
pratiche di convivenza. Rafforza il razzismo, la discriminazione contro i
migranti e tutte le diversità e spinge verso l'omologazione sociale e
culturale. Intanto, numerose "guerre dimenticate" continuano a provocare
vittime, sofferenze e miseria in Africa, in Asia e in Sudamerica senza che
nessuno intervenga per mettervi fine. La povertà e le ingiustizie
aumentano nel nord come nel sud del mondo (come dicono anche i rapporti
dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e di altre agenzie delle
Nazioni Unite che dimostrano l'aumento della disoccupazione e la
diminuzione dei redditi da lavoro in tutto il mondo ed anche in Italia),
figlie di un sistema neoliberista che la guerra preventiva perpetua che
affama i più per arricchire i pochi - affratellando nella miseria e nello
sfruttamento la maggioranza degli esseri umani nel pianeta.
ANCHE IL GOVERNO ITALIANO è corresponsabile di tanto
disastro. Un Governo che, al di fuori del dettato costituzionale,
nonostante la grande contrarietà della popolazione italiana, ha deciso di
appoggiare la guerra in Iraq e ha inviato truppe sotto il comando
britannico nei luoghi in cui giacciono i campi petroliferi destinati
all'Eni, assumendosi la responsabilità di esporle a rischi altissimi. Un
Governo che, perpetuando lo strappo all'art 11 della Costituzione ha
deciso di partecipare all'"Autorità Provvisoria" delle forze di
occupazione condividendo così la responsabilità delle sue scelte
politiche. Un Governo che ha esautorato il Parlamento dei suoi poteri a
cominciare dalla concessione dell'uso dello spazio aereo, delle basi e
delle infrastrutture per la guerra. Un Governo che ha lavorato per
impedire una possibile unità europea che frenasse l'unilateralismo degli
Stati Uniti e fermasse la guerra. Un Governo che ci ha ingannato: ha detto
che i soldati servivano a proteggere gli aiuti umanitari, ma gli aiuti non
si sono visti mentre il Pentagono si appresta ad assegnare a ditte
italiane importanti contratti per la ricostruzione.
ABBIAMO FATTO IL POSSIBILE per evitare tutto questo.
Dicemmo allora, in milioni in tutto il mondo, che quella potenza e quella
ricchezza poteva e doveva essere utilizzata per combattere la fame e la
sete che uccide milioni di esseri umani, per alleviare i popoli di un
debito che non possono pagare, per sostenere lo sviluppo dei paesi del sud
del mondo. Dicemmo allora che si doveva porre fine alle tante guerre
dimenticate, invece che cominciarne un'altra. Dicemmo che la produzione di
armi doveva essere riconvertita in produzioni di pace invece che essere
rilanciata, che sono le spese militari a dover essere tagliate piuttosto
che le spese sociali. Dicemmo allora e ribadiamo oggi che queste sono
azioni necessarie, perché il peso dell'ingiustizia è intollerabile. Sono
azioni non rinviabili, per non scivolare in un abisso di barbarie, di
disperazione, di conflitti, di insicurezza generalizzata. Noi ripudiamo
tutte le forme di terrorismo sia da parte degli Stati che di
organizzazioni e individui, così come ci opponiamo all'uso della "lotta al
terrorismo" per giustificare le guerre, criminalizzare i movimenti
popolari e restringere le libertà civili. Non abbiamo cambiato parere e
con noi non ha cambiato parere la maggioranza del popolo italiano,
nonostante un sistema dell'informazione sempre più succube dei rulli di
tamburo.
NOI SOSTENIAMO il diritto dei nostri fratelli e sorelle
irachene a resistere alla occupazione reclamando il diritto alla pace, ai
diritti sociali, alla democrazia, a governarsi da soli per decidere del
proprio futuro, controllare le proprie risorse, ad ottenere risarcimento
per quello che hanno patito sotto l'embargo e la guerra, a vedere la
propria terra libera da eserciti stranieri. L'Iraq deve tornare agli
iracheni, la legalità internazionale deve essere ripristinata e perché
questo avvenga è necessario innanzitutto che cessi l'occupazione militare.
Tutte le truppe occupanti devono essere ritirate. Chiediamo quindi che
l'Italia rinunci a partecipare all'occupazione militare dell'Iraq e ritiri
le proprie truppe. E' un atto necessario per ricucire lo strappo
costituzionale operato un anno fa e per aprire la strada a una nuova
strategia. Chiediamo che gli ingenti fondi così risparmiati vengano
destinati per veri aiuti umanitari immediati e che il Governo italiano
promuova una iniziativa politica internazionale per la restituzione della
sovranità agli iracheni e la ricostruzione del paese guidata da un governo
legittimo. Chiediamo che l'Unione Europea svolga un analogo ruolo di pace
e includa il ripudio della guerra nel proprio trattato costituzionale.
Chiediamo che le Nazioni Unite rispondendo finalmente alla loro carta
costitutiva promuovano il ritorno della legalità in Iraq e l'affermazione
del diritto all'autogoverno del popolo iracheno garantendo il rispetto dei
diritti umani di tutti e di tutte. Un intervento di garanzia dell'Onu deve
in ogni caso essere concordato con le forze politiche irachene, e non
vedere la partecipazione delle forze occupanti. Con la stessa urgenza
chiediamo che una decisa iniziativa internazionale crei le condizioni per
una pace giusta in Medio Oriente, imponendo la rimozione del muro, la
protezione dei civili e un negoziato fondato sulle risoluzioni dell'Onu
per la fine dell'occupazione e la convivenza pacifica, ascoltando anche la
voce coraggiosa dei giovani israeliani che rifiutano, pagando di persona,
di partecipare alla guerra e all'occupazione. In questo lungo anno di
guerra, abbiamo continuato a sostenere con mezzi pacifici le ragioni della
pace - progetto alternativo di civiltà – nelle scuole, nelle città, nei
luoghi di lavoro, davanti alle basi militari, dai nostri balconi con le
bandiere della pace, nella solidarietà internazionale, nella lotta per il
disarmo, nel dibattito sul trattato costituzionale europeo, nella
solidarietà con le popolazioni migranti, con la disobbedienza civile,
nell'impegno quotidiano per i diritti umani, sociali e di cittadinanza.
FACCIAMO APPELLO perché le energie di milioni di cittadini
e cittadine contribuiscano alla realizzazione il 20 marzo prossimo della
giornata internazionale di lotta per la fine dell'occupazione dell'Iraq e
per la pace in Medio Oriente e allo sviluppo di un impegno costante per la
costruzione della pace. L'impegno dei pacifisti statunitensi per riportare
le truppe a casa, che reclamano "giustizia e non vendetta", che denunciano
la restrizione dei diritti civili nella loro patria, che si battono per
un'altra America è anche il nostro.
FUORI LE TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALL'IRAQ L'IRAQ AGLI
IRACHENI PACE IN MEDIO ORIENTE BASTA ARMI - BASTA GUERRE
Adesioni pervenute: Altragricoltura; Arci; Ass. Aprile;
Ass. Internazionale di Amicizia e Solidarietà con i Popoli; Ass. L’Isola
di Peter Pan; Ass. Obiettori Nonviolenti; Ass. Nomi e Numeri contro le
Mafie; Attac – Italia; Beati i costruttori di pace; Bologna Social Forum;
Brescia Social Forum; Campagna Sdebitarsi; Carta; Casa dei Popoli di Roma;
Cgil; Collettivo Vagabondi di Pace; Comitato di Solidarietà con Cuba;
Comitato contro le guerre Conegliano; Comitato Napolitano contro la
guerra; Comitato Salaam ragazzi dell’olivo – MI; Comunità San Benedetto al
Porto - GE; CTM Altromercato; CUB; Democrazia Popolare; Federazione dei
Verdi; Fiom; Firenze Social Forum; Fondazione Cinema nel Presente;
Fondazione Culturale Responsabilità Etica; Forum Contro la Guerra; Forum
del Teatro; Fondazione Cinema nel Presente; Forum Mondiale Alternative;
Forum Donne Prc; Gazzella Onlus; Giovani Comunisti; Gruppo Abele; Il
manifesto; ICS; Legambiente; Libera; Liberazione; Lila Cedius Onlus;
Manitese; Marcia Mondiale delle Donne – Italia; Movimento delle e dei
Disobbedienti; Movimento Internazionale della Riconciliazione; Movimento
Palestinese per la Cultura e la Democrazia; Partito dei Comunisti
Italiani; Partito della Rifondazione Comunista; Peace Games; Punto Rosso;
Rete Ebrei Contro l’Occupazione; Rete Lilliput; Rete Radié Resch; Rivista
Alternative; Rivista Erre; Rivista Guerra&Pace; Senzaconfine; Sin Cobas;
Sinistra Ds per il Socialismo; Sinistra Giovanile Nazionale; Tavolo
Bastaguerra; Tavolo Cultura Sociale ed Arte; Tavolo Migranti dei Social
Forum; Terre des Hommes; Trasform! Italia; Unione degli Studenti; Unione
degli Universitari; Un ponte per; Varese Social Forum; Wilpf.
Per adesioni:
adesioni@fermiamolaguerra.it
Per altre informazioni, è possibile consultare il sito
www.fermiamolaguerra.it
Vi invitiamo inoltre a sostenere la campagna
chiedi un voto di pace, lanciata dal
sito della
Retelilliput
|
|