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archivio - 18 settembre 2003

  Cancun: una svolta è possibile! 

 

A Cancun è avvenuto qualcosa di enorme: si è fermato il rullo compressore di una globalizzazione basata sulla deregulation e sulla legge del piu forte. Si è segnata una vittoria politica del movimento che per primo ha denunciato i guasti di questa mondializzazione liberista e che ha contribuito a creare un clima, una diffusa opinione critica che certamente ha aiutato i paesi che si sono opposti alle direttive Usa e Ue – in primo luogo i paesi del c.d. G22 - a tener duro e rifiutare i diktat capestro per le loro economie. Si apre un nuovo spazio per l’Onu che può assumere un nuovo protagonismo in tema di sviluppo umano, equità, ambiente.
Certo, il campo di forze che ha ottenuto questo risultato è quanto mai eterogeneo, ne fanno parte governi e forze sociali non esenti da logiche egoistiche e corporative, tuttavia forse per la prima volta prende consistenza la possibilità di una svolta e non è un caso che i G22 avessero alla loro testa il Brasile, paese sede del Forum sociale mondiale, terreno di sperimentazione di nuove forme di partecipazione, e con un governo guidato da Lula su cui si appuntano le speranze di tanta parte del mondo.
Cancun obbliga tutti a una riflessione seria sulle prospettive e sulle alternative possibili. Se da una parte infatti si è palesata in tutta la sua evidenza la crisi delle politiche liberiste, non è affatto scontato che da questa crisi si esca senza colpi di coda ancor più negativi. E’ necessario e urgente che “l’altra Europa” prenda corpo e sostanza. L’Unione Europea si è presentata a questo vertice operando scelte che hanno determinato una profonda frattura con i paesi del Sud del mondo. Sull’agricoltura, sul tema degli investimenti ha scelto la linea dello scontro frontale contando sull’alleato statunitense e cercando di dividere il fronte dei paesi poveri. Questa linea ha perso. Ne va preso atto e sulla base di politiche profondamente diverse va ricostruito un ruolo nuovo e autonomo dell’Europa.
Ma una fase nuova si apre anche per il movimento, che dovrà saper mettere a frutto questa vittoria. L’altra Europa, l’Europa dei popoli e dei cittadini deve prendere forza, riempirsi di contenuti capaci di diventare senso comune quanto il rifiuto della guerra. Contenuti comprensibili ma radicali, su cui costruire alleanze, relazioni, battaglie.
In questo contesto la manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma e la marcia Perugia-Assisi del 12 ottobre assumono un rilievo fortissimo.

 

Tom Benetollo, presidente nazionale ARCI

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