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archivio - 12 giugno 2003

  La nostra battaglia per dire no alla mafia 

 

da La Repubblica di Bari:

 

Ho avuto la fortuna di intervenire come relatrice a uno dei tanti incontri che punteggiano in questi giorni il passaggio pugliese della Carovana Nazionale Antimafia, un’iniziativa nata nel 1994 e portata avanti da Libera, dall’Arci, da Avviso Pubblico.

La carovana è un viaggio, e come tale rappresenta un percorso di avanzamento e di maturazione, ma è un viaggio di tipo particolare, che può essere affrontato solo stando insieme. La carovana ci testimonia la dimensione collettiva di ogni fondamentale esperienza di scoperta, di crescita: essa è un cammino non individuale ma comunitario, compiuto per tappe, e le tappe sono quei momenti e quegli spazi di partecipazione alla vita democratica che possiamo e dobbiamo recuperare se vogliamo ridare valore al nostro ruolo di “cittadini attivi”. Momenti come il dibattito al quale ho partecipato a Valenzano e che ha visto, significativamente, l’attenta e partecipe presenza di tanti giovani.

Ma la carovana è anche un percorso che congiunge e tiene insieme tanti diversi luoghi, che non rimangono “territori isolati”, ma che si caricano di un valore aggiunto proprio perché rappresentano le soste, i punti ideali di approdo e di “ripartenza” di un disegno più articolato. Tante esperienze maturate dal basso, cresciute e attestatesi su scala territoriale grazie all’impegno di varie realtà che hanno tratto la forza e il coraggio di radicarsi e di gettare i propri semi a partire dalla consapevolezza di non essere soggetti singoli, ma di essere parte della realizzazione di una complessa esperienza collettiva.

Perché è vero che esiste la mafia, esiste la criminalità organizzata, esiste il potere di un antistato che, per il suo carattere pervasivo e occulto, è in grado di condizionare rapporti politici e sociali, di frenare la crescita e lo sviluppo civile, economico e produttivo. Ma è altrettanto vero che esistono le condizioni culturali, i presupposti di democrazia che consentono di opporsi a questo potere, a partire dall’opera di diffusione e di promozione di una più ampia e matura cultura della legalità.

E dunque, il viaggio prosegue, si arricchisce e, soprattutto, ci arricchisce. Un viaggio che quest’anno ha interessato anche la Puglia, e che rappresenta per la nostra regione un’insostituibile occasione. La nostra terra è colpita dal male dell’illegalità diffusa, un male che si manifesta attraverso i casi emblematici delle speculazioni edilizie e dei danni ambientali prodotti in nome di un malinteso “progresso”, o si rivela nei fenomeni di contiguità di settori del potere politico ed amministrativo con ambienti ed interessi più o meno occulti. Questo male, però, non è congenito, e la nostra regione è in grado di sviluppare gli anticorpi sociali, politici, culturali per combatterlo e debellarlo.

Alba Sasso

 

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