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archivio - 7 maggio 2003

  Legalità e giustizia sociale

 

La Carovana antimafia è una iniziativa organizzata da Libera, Arci e Avviso Pubblico - Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. Consiste in una serie di appuntamenti itineranti, volti a sensibilizzare la popolazione sul tema della lotta alle mafie, e con modalità di coinvolgimento diverse: dal momento di riflessione a quello di gioco, dal convegno allo spettacolo, dalla proiezione di film all’animazione per i più piccoli.


Nata nel 1994 su iniziativa dell’ARCI, la Carovana ha esteso nel corso di questi anni il suo raggio d’azione; dapprima, aumentando progressivamente il numero delle tappe e passando, nel 2001, da Carovana esclusivamente siciliana a Carovana pluriregionale, con l’introduzione di appuntamenti in Campania (in preparazione della VI Giornata della Memoria e dell’Impegno, a Torre Annunziata) e in Lombardia.

 

L'anno scorso, con un ulteriore passo avanti, la Carovana è divenuta nazionale, interessando ben dieci regioni: tutta l’Italia è stata percorsa per sei mesi dai carovanieri, con migliaia di persone coinvolte, centinaia di comuni incontrati, scuole, enti locali e associazioni, nel tentativo di raggiungere quante più persone possibili e di portare ovunque una proposta di legalità e un preciso monito a tenere alta l’attenzione contro le mafie.

 

L'edizione 2003 della Carovana, che quest'anno ha come titolo "in viaggio per la legalità e la giustizia sociale" è partita con l'Assemblea Nazionale di Libera a Roma, il 22 febbraio, e toccherà 17 regioni italiane: fra le regioni interessate la Puglia, con un percorso che si snoderà dal 3 al 7 maggio da Foggia fino a Trepuzzi.

 

In occasione della tappa pugliese della Carovana, l’ARCIpelago, circolo ARCI di Valenzano, e l’AGESCI, gruppo scout Valenzano 1, hanno deciso di organizzare una pubblica iniziativa dedicata all’educazione alla cultura della legalità. 

 

E’ questo infatti lo spirito con cui è stato organizzato l’incontro dibattito “Cittadini liberi. Cittadini responsabili”: un’iniziativa che ha rappresentato soprattutto un momento di formazione rivolto in particolare alle generazioni più giovani, e che si è svolta il 5 maggio presso la sala San Bernardino del Convento di Santa Maria di San Luca, a Valenzano. 

 

L’incontro, moderato dal giornalista Nicola Berardini, è stato animato da diversi interventi: l’onorevole Alba Sasso, componente della VII Commissione alla Camera dei Deputati (Istruzione, Cultura e Scienza) ha testimoniato il ruolo che possono svolgere le istituzioni educative, prima fra tutte la scuola, ma anche la famiglia, nel gettare le basi di una matura cultura della legalità, di una solida coscienza civica: quella coscienza civica che è presupposto indispensabile e necessario per fare di ciascuno di noi un cittadino libero, un cittadino responsabile; Miro Barbaro ha esposto l’esperienza svolta in Sicilia dalla Cooperativa Lavoro e Non Solo, di cui è vicepresidente, che ha riutilizzato terreni confiscati a famiglie mafiose e ha soprattutto re-integrato, inserendoli nel mondo del lavoro, soggetti potenzialmente a rischio: adesso, a partire dalle coltivazioni effettuate su quei campi che prima appartenevano alla criminalità, vengono prodotti e commercializzati il sugo e la pasta di “Libera”; don Raffaele Bruno, uno dei due responsabili pugliesi di Libera, ha offerto un quadro storico dell’evoluzione della criminalità organizzata nella nostra regione e, a partire dalla propria particolare esperienza di cappellano nelle carceri, ha trasmesso il messaggio che un arresto non è mai una vittoria, ma rappresenta una sconfitta per la società e le istituzioni che non hanno saputo prevenire quell’arresto, non hanno saputo strappare una persona all’abbraccio dei poteri criminali forti.

 

Infine, il lucido e appassionato intervento di Rita Borsellino, che ha rievocato l’impegno per la giustizia del fratello Paolo, il magistrato assassinato da Cosa Nostra: un impegno nel lavoro che non si disgiungeva, ma che era tutt’uno, con i valori di solidarietà, di vicinanza nei confronti dei più deboli, in cui Paolo Borsellino credeva e che cercava di attuare nella vita quotidiana. Rita Borsellino ha per esempio rammentato episodi come gli interrogatori, all’inizio dei quali il magistrato domandava a chi aveva di fronte quanti fossero in famiglia, o che avesse provato nel momento in cui commetteva il delitto, per cercare di comprendere fino in fondo la personalità dell’interrogato, anche dal punto di vista umano. E dunque, il messaggio di fondo trasmesso dalla sorella di Borsellino, è che non si può dare il ripristino della legalità e della sicurezza se non si presta attenzione alla giustizia sociale e soprattutto al senso di umanità, di attenzione ai bisogni dell’altro.  

 

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