archivio - 7 aprile 2003
Non pieghiamoci alla guerra
Le forze di pace, unite, hanno deciso: il 12 aprile, a Roma, daranno vita
a una nuova grande manifestazione nazionale contro la guerra. Ancora una
volta, insieme a tanti nel mondo.
L’emergenza è estrema. Perché questa guerra folle e crudele sta già
creando una devastante reazione a catena. Nessuna rassegnazione. Oggi il
dovere è: riaprire la strada alla politica.
La cittadinanza può fare la differenza.
È necessario creare il clima culturale, le condizioni morali e politiche di
una svolta profonda.
I movimenti per la pace portano una nuova politica. Ne vengono attraversati
i governi dotati di senso di responsabilità, le chiese impegnate per la
convivenza
planetaria, le istituzioni che lealmente operano per il bene comune. Si sta
costruendo un inedito campo di pace.
La sfida è aspra. Tanto più che, dentro alla nuvola nera della guerra,
agisce una macchina di distruzione dei diritti sociali, delle stesse libertà
democratiche.
E avanza la malainformazione: al 90 per cento dei cittadini contro la
guerra, si contrappone il 90 per cento dei media, che alterano la libertà
di opinione,
promuovendo invece la guerra.
Ma possiamo vincerla, questa sfida.
E a chi pretende di costringerci a scegliere tra Bush e Saddam Hussein,
rispondiamo: noi scegliamo solo la pace. E la vogliamo adesso.
Per le popolazioni civili martellate da bombe e combattimenti.
Per aprire corridoi umanitari, salvaguardando la vita delle innumerevoli
persone in pericolo.
Per offrire sostegno ai profughi e ai rifugiati, ovunque necessario e anche
in Italia.
Per salvare le vite dei soldati: non devono morire in una guerra nata da
logiche di potere, denaro, supremazia.
Per fermare l’allargamento della guerra: la spirale dell’orrore sta
creando nuove minacce.
Per dare una possibilità alla pace nel Medio Oriente: il conflitto
israelo-palestinese è a un punto limite; la guerra renderebbe impossibile
l’applicazione delle Risoluzioni dell’Onu.
Per impedire uno spreco osceno di risorse: con i soldi buttati via in questa
guerra si potrebbe cancellare la fame, e abbattere la povertà, le malattie,
l’ignoranza in
decine di paesi.
Vogliamo la pace per dare spazio a un’alternativa di civiltà. Dalla
storia, occorre cacciare la guerra. La ostacoleremo con la forza della
ragione, della partecipazione, della nonviolenza.
Siamo utopisti, chiediamo il possibile: vogliamo una legalità
internazionale fondata non sulla guerra preventiva, ma sulla prevenzione dei
conflitti - e sulla politica, sui diritti, sulla solidarietà.
Non vogliamo che l’Italia sia complice di questa guerra simbolo di un
mondo inaccettabile. Ripetiamo al Presidente Ciampi: tuteli il Paese!
Marciamo per costruire un futuro degno. E mentre lo facciamo, operiamo per
una forte solidarietà concreta. Aiutiamo chi è colpito, sosteniamo il
Tavolo Unitario per le popolazioni dell’Iraq.
Marciamo per far rinascere l’Onu. Per esigere dall’Onu coerenza con la
sua Carta fondativa, che si propone come primo obiettivo la pace.
Vogliamo che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sia la regola dei
comportamenti degli Stati.
Siamo i cittadini dell’articolo 11 della nostra Costituzione,
dell’Europa che deve ripudiare la guerra.
Teniamo vivo lo spirito del 15 febbraio, del Forum Sociale Europeo di
Firenze, del Forum Sociale Mondiale.
Di fronte a tanto dramma, c’è chi sceglie - tra i governanti - di essere
suddito.
Noi scegliamo di essere liberi cittadini.
Il 12 aprile, tutte e tutti a Roma. Facciamo confluire le magnifiche
iniziative nate sul territorio in un’unica, irreversibile spinta di pace.
Nessuno può sostituirti: se non ci sei, manchi.
Prendiamo la parola. Il nostro ultimatum è questo: cessate il fuoco. Ora.
Prima che sia troppo tardi.
WE SHALL OVERCOME
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