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archivio - 31 marzo 2003

  Fermiamo le bombe contro i beni culturali irakeni

La guerra sta provocando tragedie umane, massacri di civili, violazione dei diritti umani, orrore e indignazione nell’opinione pubblica di tutto il mondo, e sta, inoltre, minacciando giacimenti culturali di valore inestimabile.
La Mesopotamia - cioè, l’Irak di oggi - contiene una parte fondamentale del codice genetico della nostra civiltà.
Tra le aree più esposte alla distruzione ci sono le antiche capitali, Seleucia e Ctesifonte, collocate a trenta chilometri da Baghdad, sulle rive del fiume Tigri.
Sulla linea dell’avanzata delle forze anglo—americane si trova la grande piramide di mattoni crudi di Akarkuf, immaginata un tempo come la leggendaria Torre di Babele.
Questi sono i siti in più evidente pericolo. Ma molti altri sono minacciati: oggi specialmente dai bombardamenti, domani dal prevedibile estendersi delle zone di combattimento. I musei, per esempio. E non solo quelli grandi e conosciuti. Anche i molti piccoli musei sparsi per il territorio. Lo stesso vale per i siti archeologici. Quelli appena aperti, senza tutela alcuna, sono in grande pericolo.
Anche un recente articolo dell’ International Herald Tribune mette in evidenza la fragilità del patrimonio archeologico iracheno, e la sua vulnerabilità.
E’ bastata una serie di cannonate per abbattere il magnifico ponte di Mostar. Ci siamo sentiti feriti nel profondo, guardando quelle immagini. Pensiamo a quello che potrebbe distruggere lo spaventoso aggregato militare presente in Irak.
Per questo solleviamo un forte allarme. Lo facciamo come Arci, perché pensiamo al valore—cultura come a un bene essenziale, e lo facciamo insieme all’Archivio Disarmo che su questo esprime un suo forte impegno.
Nessuno può espropriare né tantomeno distruggere dei beni che appartengono, a tutta l’umanità.
Ci sono norme tese a impedire scontri armati nei luoghi di interesse artistico—culturale. Queste norme non vengono applicate. Anzi, la distruzione di beni artistici spesso è stata parte integrante, volutamente perseguita, di una guerra. Per distruggere le radici culturali, identitarie, dell’avversario. Questo è inaccettabile. Questo non deve avvenire mai più.
Parliamo di beni culturali, ma sappiamo bene che… i beni culturali più importanti, per ogni Paese, sono i suoi cittadini. Fermiamo la guerra.
L’Arci chiede a tutte e tutti di impegnare il Governo italiano per la protezione dei beni culturali e artistici in Irak, inviando una lettera, un fax, una e-mail, un telegramma all’attenzione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani, utilizzando il testo-base riportato di seguito.

All’attenzione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Giuliano Urbani
Via del Collegio Romano 27 – 00186 Roma
e-mail seggab@beniculturali.it, fax 066723489


Signor Ministro Urbani,
chiediamo che il Governo italiano si impegni con la massima urgenza, in tutte le sedi internazionali, e a fianco dell’UNESCO, per la tutela dei beni artistici e culturali dell’Irak.

 

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